Viviamo perché dobbiamo.

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Viviamo in una società nella quale crea più scompiglio e spirito 68ino la cessione di un 18enne alla seconda stagione in una squadra di serie A considerato già bandiera della dinastia societaria manco fosse Gesù Cristo risorto, paragonandolo a giocatori con la G maiuscola di ere ormai passate, e che prima di esser considerati tali avevano vestito la maglia della loro squadra almeno 300 volte e non 30.

Una società nella quale chi fa un incidente perché sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti è innocente e la colpa è del muretto che ha attraversato la strada o dell’albero che si è spostato di colpo senza metter la freccia.

Un Mondo in cui se si vede qualcosa di incustodito su un tavolo, tipo soldi, occhiali, cellulare o chissà cosa, ci si sente in diritto di appropriarsene in quanto lasciato lì, magari per un minuto, mentre tu sei andato in bagno.

Una Nazione dove ti obbligano a fare il biglietto del treno a bordo con maggiorazione di minimo 50 euro perché dalla biglietteria risulta tutto prenotato, e poi un momento che sei in viaggio scopri che più della metà delle carrozze siano vuote e non riservate.

Paesi in cui ci sono più buche nelle strade che macchine che le percorrono e ratti in giro rispetto che persone, ma con autovelox tarati sui 30 all’ora che manco se tengo la macchina spenta riesco ad andare così piano.

Luoghi dove puoi solo immaginare come sarebbe bello fare una passeggiata, perché così come ci entreresti chissà in che modo ti farebbero uscire.

Un Mondo in cui quando in una coppia uno dei due fa le corna all’altro o all’altra la colpa non è mai la sua, ma della persona con cui lui o lei ha tradito il partner.

Un Mondo in cui chi fa le cose fatte bene, ci prova o comunque ci crede, si vede sempre declassato e surclassato da chi le cose le fa come c***o vuole.

A vivere siamo comunque vincolati e costretti, la vita è un dono e va vissuta al meglio delle nostre possibilità. Dipende da noi come e in che modo.

Io ho smesso di guardare e sentire gli altri, guardo me e basta, sento le mie emozioni e le mie vocine interiori. Gli altri li faccio parlare.
Se faccio bene e del bene il merito sarà mio allo stesso modo dell’eventualità nella quale dovessi far male.

Continuerò a ripeterlo per sempre:
“non puoi scegliere di non soffrire a questo Mondo però puoi scegliere per chi soffrire. E a me piace la mia scelta”.

Anche se non di sofferenza ma di modo di affrontare la vita si tratta.

Buona serata.

 

 

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