Perdersi

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Ci si perde.

In un bicchier d’acqua.
Per strada.
In città.
In macchina.
A piedi.

E negli occhi.

Perdere non è mai bello è vero, lo insegnano fin da piccoli nonostante si cerchi di mascherare il tutto con la frase-minchiata:
“l’importante è partecipare”.

Ma quando mai?
Perdere fa schifo, punto.

Però se proprio dovessi scegliere di perdere, se fossi costretto a dovermi rassegnare a perdere in vita mia, allora lo vorrei fare dentro due occhi.
Perchè mi è successo, ed è stato unico.

Quasi ipnotico.

Perdersi negli occhi è incredibile, perchè non per forza devono appartenere a qualcuno che conosciamo.
Non per forza quei due occhi devono avere una voce a noi famigliare.
Quei due occhi non per forza devono guardarci.
Basta un solo incrocio, quel mezzo secondo di sguardo fisso, ed uno ci si perde dentro.
Partono una serie di impulsi e sinapsi che cari, costosi e luminari neuropsichiatri levatevi proprio.

Basta.
Sei perso là dentro e non ne esci manco se ti lanciano una corda o se mandano una squadra di recupero.

Perso.

E non ti interessa se magari questi occhi non hanno il fisico di Belen Rodriguez.
Poco importa se li devi guardare dall’alto al basso perchè sono alti 1 metro e 60.
Non è un problema se a volte ti guardano con aria permalosa e acida.
Puoi sopravvivere nonostante si prendano periodi sabbatici, Domeniche di riposo e sparizioni inaspettate e lunghe giorni.
Non ti riesci a ritrovare e, forse, ti ci perdi ancora di più quando tergiversano o ti accorgi che sono occhi che guardano anche altrove.

E poi vai oltre.

Perchè quando ormai ti sei perso in qualcosa di così illegalmente bello, decidi, soprattutto percepisci e addirittura ti arrendi alla idilliaca idea che perdersi sia stata l’unica cosa giusta che avresti potuto mai fare.
E che quindi perdere non è poi così brutto come ti hanno sempre fatto pensare.

Quindi, perso in un Mondo dal quale non vorresti mai uscire, scendi di poco.
Giusto 5 centimetri.

E trovi davanti a te un sorriso da copertina.
Non da copertina marroncina che hai sul letto, ma da copertina di qualche rivista di moda.
E anche se sotto quel sorriso indosserebbe jeans e Stan Smith o una semplice tuta da casa, un viso del genere sarebbe in grado di rendere invisibile ogni altra cosa esistente, outfit non da rivista di moda compresi.
Ma a me di quello che pensa la moda non me ne frega niente.

Lei è perfetta perchè è semplice, acqua e sapone e senza bisogno di tacchi o vestitini per attirare l’attenzione.
Le basta il sorriso.
È perfetto, bianco come il latte, smagliante nonostante la metà delle volte sia coperto dalla linguaccia che tira fuori quando le scattano delle foto.
O quando se le autoscatta, soprattutto.
È un sorriso che unito a quei due occhioni potresti riconoscere in mezzo a 10mila persone.
Non è così scontato abbinare occhioni e sorrisoni, e quando capita le cose sono due.

O hai di fronte qualcosa che ti ha fulminato o sei fulminato.
Non posso dire con certezza cosa sia, la cosa sicura è che di colpo di fulmine si tratti.

Rimani quindi basito e rincoglionito se la hai davanti, un ebete di fronte alle sue foto.
Come un bambino davanti all’ingresso di DisneyWorld.
Come un 25enne che realizza il suo sogno americano all’uscita della fermata della metro a New York, che rimane 10 minuti con la testa all’insù ad ammirare ciò che aspettava da una vita, in silenzio e con un tornado di emozioni dentro.
Forse questa è la metafora più adatta a spiegare cosa ti sia successo la prima sera che hai incrociato il suo sguardo e sei rimasto due ore a fissarlo, facendoti sgamare come un idiota senza che ti importasse.

Se anche avessi avuto dei dubbi sugli occhi, ora ne sei sicuro.
Sei perso del tutto.

Quindi ti fai avanti, dopo un pò e cercando un qualche pretesto.
E inizi ad averci a che fare.
E scopri che quei due occhi senza una voce e quel sorriso di cui non conoscevi il motivo, hanno ben più di un perchè.

Sono di una ragazza che è tutto quello che hai sempre sperato di trovare proprio mentre ne conoscevi una.

Una ragazza con voce bassa sensualissima che ascolteresti ore.
Una che dice sempre di no ai tuoi complimenti, ma senza dirti che arrossisce.
Una che non dice mai grazie, ma sempre che esageri, perchè altrimenti andrebbe contro la sua vocazione del non dimostrare nulla a nessuno.
Una ragazza autoritaria, ma sempre alla ricerca della certezza che una sua qualità sia reale e che tu te ne sia reso conto.
E anche se così non fosse te ne renderesti conto dal numero di volte che ti tira la frecciatina per sentirsi dire quello che vuole o quello che ancora non le stai dicendo.

Una principessa con i pantaloncini da calciatore.
Tutto quello che hai sempre sognato di trovare.

E che adesso speri di poter continuare a far ridere e stupire nei modi meno scontati e noiosi che conosci o che, ancora meglio, non conosci e scoprirai con il tempo.
In particolare grazie a quello che lei riuscirà a tirar fuori da te.
O a farti tirar fuori.

Gioco a calcio, e perdere è un verbo che chiunque pratichi sport vorrebbe cancellare dal proprio dizionario.

Ma vi posso assicurare che per la prima volta ho perso davvero volentieri e con il sorriso.

Ora però è arrivato il momento di vincere.

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