fida(nza)rsi è bene, fidarsi è meglio

tyter

Di frasi dette o sentite dirsi, che accomunano la maggior parte degli esseri umani, penso ce ne siano alcune più famose delle canzoni di Beyoncé.
Ma quella che chiunque di noi, ormai ex piccoli bambini ingenui che dovevano esser formati e scalpellati dal martello dei genitori o dei nonni che fossero in modo da diventare ai loro occhi e per il loro orgoglio la miglior statua che mai avessero potuto scolpire, ha sentito pronunciata con la voce di mamma o papà almeno una volta, secondo me rimarrà sempre:
“non accettare le caramelle da uno sconosciuto”.

E sia che le accettassimo disobbediendo e dando via al turbinio di trasgressioni che avrebbero poi dato un’identità alla nostra adolescenza, sia che rifiutassimo anche il minimo saluto da parte di qualcuno che non faceva parte della nostra sfera affettiva seguendo quindi i consigli di chi identificavamo come coloro in grado di dare un nome ad ogni nostra paura ed una risposta ad ogni nostra domanda infantile e adolescenziale poi, ognuno di noi è cresciuto con il “?” stampato sulle facce delle persone che non conoscevamo.
Guardinghi.
Con le mani sempre avanti.
A volte con il timore infondato verso il prossimo.
E la paura di ciò che per noi era sconosciuto, persone o cose che fossero.

Scavallato questo periodo di transizione in cui dalla sicurezza genitoriale si passava quindi al gasatissimo raggiungimento di un’indipendenza affettiva, ognuno si sentiva in grado di poter valutare da solo chi far entrare a far parte della propria vita e a chi dare così confidenza e fiducia.
È il classico periodo in cui si formavano le amicizie e le fratellanze non di sangue.
Spesso e volentieri andando contro il giudizio dei genitori.
Grazie a questi legami ci sentivamo pronti ad andare in guerra contro tutto e tutti.
L’amicizia ci dava quel senso di onnipotenza e di non necessità di nient’altro che quella.
Pensavamo che il superamento di un problema dipendesse solo da un amico.
I problemi non erano problemi se avevamo un amico o un’amica a fianco.
Pensavamo che non ci servisse altro che questo.

Ma eravamo adolescenti, non avevamo esperienza di vita, eravamo solo delle 500 con il motore di una Ferrari e con mezza tacca di benzina.
Tutta l’energia che ci sentivamo addosso, amici o meno a fianco, non sapevamo ancora come usarla al meglio.
Ci sentivamo in possesso di ogni strumento, ma non disponevamo dei mezzi adatti.

E proprio questo bisogno di acquisire consapevolezza nei nostri mezzi in modo da convogliare le energie nel giusto canale ci ha portati allo step successivo.

Quello dove più o meno mi trovo adesso e dovrebbero trovarsi i 20-30enni come me.

La rivalutazione dei propri bisogni, i primi piani un pò più a lungo termine.
Quelle scelte che con un amico si fanno, ma non per forza si fanno assieme.
Siamo consapevoli e certi che un vero amico sarà sempre al nostro fianco e ci sosterrà nelle nostre scelte, o magari ci farà ragionare se prendessimo decisioni avventate e insensate.
Ma non sarà più con noi come da bambini in bicicletta per il paese tutto il giorno tutti i giorni, sempre assieme in simbiosi.
Arriva quel momento in cui le strade personali si dividono e vanno verso la formazione del singolo individuo all’interno di una socialità già salda, ma comunque in continuo sviluppo ed espansione.
Individuo che sarà influenzato e veicolato dal suo passato condiviso e vissuto sempre con qualcuno a fargli da appoggio, nonostante si trovi adesso su una strada da percorrere da solo.
È quel momento in cui abbiamo bisogno di conoscere il Mondo, di andare oltre la piazzetta che è stata la nostra comfort zone per anni e in cui ci sentivamo più al sicuro che in un bunker anti-atomico.
Un momento in cui sentiamo la necessità di conoscere persone nuove, una ragazza, un datore di lavoro, un socio in affari.
La strada verso la vera indipendenza personale ed affettiva di ogni persona.

E qui dobbiamo rifare i conti con il terrore inconscio e mai rimosso del “nuovo” e ovviamente con la paura nei confronti dello sconosciuto.

Perchè per quante esperienze possiamo aver avuto, per quanti problemi possiamo aver affrontato nella nostra vita da piazzetta, adesso siamo da soli.
Potremmo chiedere tutti i consigli di questo Mondo a chi fa parte del nostro cerchio della fiducia, ai nostri genitori, ai nostri amici, ma saranno comunque scelte che dovremmo prendere in autonomia.
Adesso dobbiamo mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato guardando e vivendo le persone di cui ormai ci fidiamo ciecamente da anni.

Così come abbiamo imparato a muoverci per i vicoli di un paesino, interpretando gli stimoli che le persone ci mandavano e grazie ai quali abbiamo imparato a discriminare tra chi “ispira fiducia” e chi “non ispira fiducia”, così dovremo fare per le strade a 5 corsie delle metropoli in cui ci troviamo ora.

La nostra comfort zone sapremo sempre dove trovarla, da lì se tutto va come deve non si schioderà mai.

Sta solo a noi farla conoscere a qualcuno che ne valga la pena e che voglia lui per primo o lei per prima entrare a farne parte.

Magari sarà una persona che darà la svolta al raggiungimento della nostra indipendenza.
Magari ci potremo fidare di questa persona nonostante l’abbiamo conosciuta da grande e non da pischelli in fermento e in cerca spasmodica di alleati con cui andare a suonare dei campanelli.
Magari sarà questa stessa persona a fare di tutto per far si che ci possiamo fidare di lei come ci siamo sempre fidati dei nostri amici di infanzia.
Magari questa persona sarà più di un’amica, e sarà tutt’altro che amica. Ma ci fideremo di lei se ce lo permetterà e farà capire.

Sta a noi capirlo.

Sta a noi iniziare a pensare di accettare una caramella da uno sconosciuto con tutte le carte in regola per cambiare la sua condizione nei nostri confronti.

È un Mondo fatto per aver a che fare con chi davvero vuole aver a che fare con noi.
Un Mondo talmente pieno di persone sconosciute e che tali rimarranno, che quando una persona davvero mostra un interesse mai visto o provato prima nel conoscerne un’altra bisognerebbe prendersi il rischio e disobbedire a ciò che ci dicevano mamma e papà quando eravamo bambini.

Un Mondo fatto per combattere per qualcuno che non conosciamo ancora ma che vogliamo a tutti i costi.

Un Mondo fatto per non stare da soli.

Vuoi continuare a proteggerti dagli altri o vuoi iniziare a farti proteggere da qualcuno?

Salti tu salto io, giusto?

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