Perdersi

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Ci si perde.

In un bicchier d’acqua.
Per strada.
In città.
In macchina.
A piedi.

E negli occhi.

Perdere non è mai bello è vero, lo insegnano fin da piccoli nonostante si cerchi di mascherare il tutto con la frase-minchiata:
“l’importante è partecipare”.

Ma quando mai?
Perdere fa schifo, punto.

Però se proprio dovessi scegliere di perdere, se fossi costretto a dovermi rassegnare a perdere in vita mia, allora lo vorrei fare dentro due occhi.
Perchè mi è successo, ed è stato unico.

Quasi ipnotico.

Perdersi negli occhi è incredibile, perchè non per forza devono appartenere a qualcuno che conosciamo.
Non per forza quei due occhi devono avere una voce a noi famigliare.
Quei due occhi non per forza devono guardarci.
Basta un solo incrocio, quel mezzo secondo di sguardo fisso, ed uno ci si perde dentro.
Partono una serie di impulsi e sinapsi che cari, costosi e luminari neuropsichiatri levatevi proprio.

Basta.
Sei perso là dentro e non ne esci manco se ti lanciano una corda o se mandano una squadra di recupero.

Perso.

E non ti interessa se magari questi occhi non hanno il fisico di Belen Rodriguez.
Poco importa se li devi guardare dall’alto al basso perchè sono alti 1 metro e 60.
Non è un problema se a volte ti guardano con aria permalosa e acida.
Puoi sopravvivere nonostante si prendano periodi sabbatici, Domeniche di riposo e sparizioni inaspettate e lunghe giorni.
Non ti riesci a ritrovare e, forse, ti ci perdi ancora di più quando tergiversano o ti accorgi che sono occhi che guardano anche altrove.

E poi vai oltre.

Perchè quando ormai ti sei perso in qualcosa di così illegalmente bello, decidi, soprattutto percepisci e addirittura ti arrendi alla idilliaca idea che perdersi sia stata l’unica cosa giusta che avresti potuto mai fare.
E che quindi perdere non è poi così brutto come ti hanno sempre fatto pensare.

Quindi, perso in un Mondo dal quale non vorresti mai uscire, scendi di poco.
Giusto 5 centimetri.

E trovi davanti a te un sorriso da copertina.
Non da copertina marroncina che hai sul letto, ma da copertina di qualche rivista di moda.
E anche se sotto quel sorriso indosserebbe jeans e Stan Smith o una semplice tuta da casa, un viso del genere sarebbe in grado di rendere invisibile ogni altra cosa esistente, outfit non da rivista di moda compresi.
Ma a me di quello che pensa la moda non me ne frega niente.

Lei è perfetta perchè è semplice, acqua e sapone e senza bisogno di tacchi o vestitini per attirare l’attenzione.
Le basta il sorriso.
È perfetto, bianco come il latte, smagliante nonostante la metà delle volte sia coperto dalla linguaccia che tira fuori quando le scattano delle foto.
O quando se le autoscatta, soprattutto.
È un sorriso che unito a quei due occhioni potresti riconoscere in mezzo a 10mila persone.
Non è così scontato abbinare occhioni e sorrisoni, e quando capita le cose sono due.

O hai di fronte qualcosa che ti ha fulminato o sei fulminato.
Non posso dire con certezza cosa sia, la cosa sicura è che di colpo di fulmine si tratti.

Rimani quindi basito e rincoglionito se la hai davanti, un ebete di fronte alle sue foto.
Come un bambino davanti all’ingresso di DisneyWorld.
Come un 25enne che realizza il suo sogno americano all’uscita della fermata della metro a New York, che rimane 10 minuti con la testa all’insù ad ammirare ciò che aspettava da una vita, in silenzio e con un tornado di emozioni dentro.
Forse questa è la metafora più adatta a spiegare cosa ti sia successo la prima sera che hai incrociato il suo sguardo e sei rimasto due ore a fissarlo, facendoti sgamare come un idiota senza che ti importasse.

Se anche avessi avuto dei dubbi sugli occhi, ora ne sei sicuro.
Sei perso del tutto.

Quindi ti fai avanti, dopo un pò e cercando un qualche pretesto.
E inizi ad averci a che fare.
E scopri che quei due occhi senza una voce e quel sorriso di cui non conoscevi il motivo, hanno ben più di un perchè.

Sono di una ragazza che è tutto quello che hai sempre sperato di trovare proprio mentre ne conoscevi una.

Una ragazza con voce bassa sensualissima che ascolteresti ore.
Una che dice sempre di no ai tuoi complimenti, ma senza dirti che arrossisce.
Una che non dice mai grazie, ma sempre che esageri, perchè altrimenti andrebbe contro la sua vocazione del non dimostrare nulla a nessuno.
Una ragazza autoritaria, ma sempre alla ricerca della certezza che una sua qualità sia reale e che tu te ne sia reso conto.
E anche se così non fosse te ne renderesti conto dal numero di volte che ti tira la frecciatina per sentirsi dire quello che vuole o quello che ancora non le stai dicendo.

Una principessa con i pantaloncini da calciatore.
Tutto quello che hai sempre sognato di trovare.

E che adesso speri di poter continuare a far ridere e stupire nei modi meno scontati e noiosi che conosci o che, ancora meglio, non conosci e scoprirai con il tempo.
In particolare grazie a quello che lei riuscirà a tirar fuori da te.
O a farti tirar fuori.

Gioco a calcio, e perdere è un verbo che chiunque pratichi sport vorrebbe cancellare dal proprio dizionario.

Ma vi posso assicurare che per la prima volta ho perso davvero volentieri e con il sorriso.

Ora però è arrivato il momento di vincere.

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Chi non ti vuole (non) ti merita.

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Chi non ti vuole non ti merita.

Penso sia una delle frasi più paracule mai scritte o inventate.
Perchè se ci pensiamo bene dire che una persona che noi vorremmo non ci merita perchè non ci vuole, equivale a dire che una persona è povera perchè la ricchezza lo evita.
O che una squadra di serie A non lo mette in rosa perchè, nonostante evidenti capacità di natura sportiva o umana, non lo merita.

E per me son solo cazzate.
Anzi, sono grandi scuse.

Scuse alle quali si fa ricorso quando non si vogliono fare i conti con una realtà cruda o triste.
Scuse che, secondo gli “usurai” di questa frase, dovrebbero farti sentir meglio e sollevato di fronte all’ennesimo due di picche preso da una persona, di fronte alla centesima volta in cui non vieni scelto e al posto tuo vedi un altro per mano con quella lei che tu avresti voluto, ma che ha scelto un altro perchè lo preferisce a te.

Spiegatemi perchè una persona che sceglie un altro al posto tuo non ti merita.

Magari sei tu che non meriti lei.
O magari, e questo è come la vedo io, tu la meriti ancor di più solo perchè continui a volerla, nonostante tutto.

E poi parliamoci chiaro.
Quando conosciamo una persona e iniziamo ad averci a che fare, prima di capire se è lei che meriteremmo o meno, sappiamo solo di volerla o di averla voluta tantissimo.
E basta.
Dei meriti ce ne facciamo tanto come di un paio di scarponi da sci al mare.

Una persona la si vuole quando e se ti piace e la si vuole e basta.
Non servono tanti giri di parole, tante filosofie.
Potresti meritare Emily Ratajkowski, ma se agli occhi delle persone sei considerato uno che non vale la pena volere, Emily la continuerai a guardare su Instagram cercando persone che ti tratteranno come uno 0 e che se la tireranno 100 volte più di lei.
Proprio da 0 a 100 in meno di 3 secondi.

La frase andrebbe rivista.

Chi non ti vuole è perchè non ti vuole“.

Tutto il resto che la natura lessicale italiana ti permette di cambiare e render meno doloroso, sono solo scuse.

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Non sono nato imparato.

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Ho imparato che non serve essere più magro, grosso, con i capelli corti o lunghi, tatuato o meno, abbronzato, elegante o sportivo.
Ho imparato che non serve cercare perchè tanto ognuno sa da chi vuole essere trovato.
Ho capito che chi si lascia non lo fa per cambiare, ma solo per prendersi del tempo da destinare a qualche distrazione sessuale o serale.
Tanto il 90per100 non durano più di 1 mese da “lasciati”.
Ho capito che tanto si punta sempre agli stessi e che se una ha la possibilità di andare con un ragazzo, non andrà sicuramente con uno dei tanti e che la scelta cadrà sempre su qualcuno degli “eletti”.
Ho capito che se a 30 anni si pensa ancora a far serata e sfondarsi e lo strano sono io che non ho per il cazzo di certe cose perchè spero in altro per dare un senso alla mia vita,
significa che davvero è giusto che rimanga solo.

Spero solo che i miei sogni li realizzi qualcuno che lo meriti.

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eSTATE un pò come volete

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Perchè non chiedo mai un caffè che non sia quello normale?
Perchè non chiedo mai un’acqua minerale, ma gasata o naturale?
Perchè non chiedo mai un thè freddo, bensì un thè freddo alla pesca o al limone?
Perchè non chiedo mai una birra alla spina, ma una birra piccola o media alla spina?
Perchè non chiedo mai variazioni rispetto alle 50 cose che leggo su un menù?
Perchè non chiedo mai qualcosa che tra quelle stesse 50 non ho letto?
Perchè non chiedo mai di esser spostato in un tavolo diverso rispetto a quello in cui sono messo da un gestore di un locale?
Perchè nello stesso tavolo in cui mi hanno messo aspetto a sedermi in modo che il cameriere possa prepararlo e pulirlo senza fare il contorsionista?
Perchè non metto ansia?
Perchè non ho fretta?
Perchè non chiamo il cameriere per ordinare subito senza manco aver letto il menù facendolo aspettare 10 minuti i cazzi miei?
Perchè non lo stresso se aspetto 2 minuti un piatto che solo per la cottura ce ne mette 10?
Perchè se per sbaglio mi arriva un piatto diverso da quello che ho chiesto non mi lamento e lo mangio lo stesso senza protestare e farlo mandare indietro?
Perchè l’acqua o qualsiasi cosa bevo va sempre bene come temperatura e non chiedo ghiaccio?
Perchè non pago mai 1€ di caffè con 100€ in carta?
Perchè non mi lamento di quanto pago qualcosa dal momento che ho letto il prezzo a caratteri cubitali prima di ordinarla?
Perchè non mando a fanculo se non c’è posto dove vorrei andare a mangiare?
Perchè non sto seduto 3 ore dopo aver finito di mangiare facendo stare chi lavora ad aspettare i cazzi miei per chiudere?
Perchè non vado a dire che uno non fa un cazzo rispetto a quel che faccio io?
Perchè non dico a nessuno che senza i soldi che gli porto io morirebbe di fame o vivrebbe sugli alberi?
Perchè non dico mai che “da me costa meno”?
Perchè non passo davanti nelle file?
Perchè non bestemmio in coda al supermercato dove invece che 346 casse come a Milano ce ne sono solo 4?
Perchè non devo mai avere nulla che non quadra e mi deve andar bene tutto quando sono io in vacanza?
E perchè mi devo far rompere i coglioni da quando inizio la mattina alle 9 fino alla sera che finisco a mezzanotte o l’una che sia, così senza motivo con richieste che manco se le studiassi riuscirei a formulare?

Perchè? Me lo sapete dire?

Mi fermo perchè potrei andare avanti per ore.
Quindi, non è vero che noi liguri siamo scorbutici di natura, ci adattiamo solo agli scassacazzi con cui ci troviamo ad aver a che fare quotidianamente e a nastro senza limiti alcuni.
Che pensano di esser la nostra ragione di vita, serbatoio unico e solo di guadagno annuale e vitale e che si comportano di conseguenza prendendosi privilegi di ogni tipo, tanto senza di loro vivremmo davvero sugli alberi.
Iniziate quindi a pensare che siate anche voi, non tutti ci mancherebbe, a rompere spesso i coglioni senza accorgervene.

Magari è un buon monito per l’estate che verrà.

Detto questo con il sorriso sulla bocca, buona fine estate e buon rientro a casa a tutti.
Alla prossima stagione, tanto è una ruota che gira.

Martin Garrix, 130. Km di coda.
SI VOLAAAAAAAAAAAAAAAA 😍

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La ex-forza è la debolezza

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La forza di un ex è direttamente proporzionale alla sfiga del suo partner passato.

Io non sono mai andato in vacanza con una mia ex.
Non ci sono mai andato a cena.
Non ne ho mai fatto uso per tagliare una nuova persona.
Non l’ho mai trasformata in qualche ente mistico che condizionasse la mia vita sentimentale futura e con una nuova persona.
Non mi sono mai permesso e manco immaginato di menzionarne l’influenza, inesistente per altro, di fronte ad una nuova persona.
E non mi sono mai neanche immaginato di uscire con una ragazza solo per riempire un vuoto.

Perchè ogni volta che ho chiuso con una persona e ho voluto aver a che fare o son stato pronto dopo un pò di tempo a conoscerne con un’altra, ogni mia ex non esisteva più e con lei ogni minimo indizio di vincolo sentimentale.

Con questo non dico che sia vietato ri-aver a che fare con un ex, così come non è perseguibile il così chiamato ritorno di fiamma.

Dico solo che quando si lascia, prima di far del male a qualcuno che magari nulla mai potrà centrare con una storia passata e tantomeno avrà mai motivo di portarsi appresso un fardello simile, che mai sarà paragonabile ad una persona del vostro passato e che di sicuro non avrà nessuna colpa se rispetto a questa avrà delle mancanze di qualsivoglia natura, pensate a quanto siete disposti a combattere voi per primi.

Perchè certe decisioni non sono prese da degli innamorati o inguaribili romantici.
Certe cose le fanno i deboli.

Lo dirò sempre, meglio solo e sfigato che schiacciachiodo a gettoni.

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Viviamo perché dobbiamo.

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Viviamo in una società nella quale crea più scompiglio e spirito 68ino la cessione di un 18enne alla seconda stagione in una squadra di serie A considerato già bandiera della dinastia societaria manco fosse Gesù Cristo risorto, paragonandolo a giocatori con la G maiuscola di ere ormai passate, e che prima di esser considerati tali avevano vestito la maglia della loro squadra almeno 300 volte e non 30.

Una società nella quale chi fa un incidente perché sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti è innocente e la colpa è del muretto che ha attraversato la strada o dell’albero che si è spostato di colpo senza metter la freccia.

Un Mondo in cui se si vede qualcosa di incustodito su un tavolo, tipo soldi, occhiali, cellulare o chissà cosa, ci si sente in diritto di appropriarsene in quanto lasciato lì, magari per un minuto, mentre tu sei andato in bagno.

Una Nazione dove ti obbligano a fare il biglietto del treno a bordo con maggiorazione di minimo 50 euro perché dalla biglietteria risulta tutto prenotato, e poi un momento che sei in viaggio scopri che più della metà delle carrozze siano vuote e non riservate.

Paesi in cui ci sono più buche nelle strade che macchine che le percorrono e ratti in giro rispetto che persone, ma con autovelox tarati sui 30 all’ora che manco se tengo la macchina spenta riesco ad andare così piano.

Luoghi dove puoi solo immaginare come sarebbe bello fare una passeggiata, perché così come ci entreresti chissà in che modo ti farebbero uscire.

Un Mondo in cui quando in una coppia uno dei due fa le corna all’altro o all’altra la colpa non è mai la sua, ma della persona con cui lui o lei ha tradito il partner.

Un Mondo in cui chi fa le cose fatte bene, ci prova o comunque ci crede, si vede sempre declassato e surclassato da chi le cose le fa come c***o vuole.

A vivere siamo comunque vincolati e costretti, la vita è un dono e va vissuta al meglio delle nostre possibilità. Dipende da noi come e in che modo.

Io ho smesso di guardare e sentire gli altri, guardo me e basta, sento le mie emozioni e le mie vocine interiori. Gli altri li faccio parlare.
Se faccio bene e del bene il merito sarà mio allo stesso modo dell’eventualità nella quale dovessi far male.

Continuerò a ripeterlo per sempre:
“non puoi scegliere di non soffrire a questo Mondo però puoi scegliere per chi soffrire. E a me piace la mia scelta”.

Anche se non di sofferenza ma di modo di affrontare la vita si tratta.

Buona serata.

 

 

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Non è mai troppo tardi.

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Non è mai troppo tardi per niente.
Specie per qualcosa per cui si è lottato, qualcosa per cui si sono spese energie che nessuno mai potrà immaginarsi, primi tra tutti quelli che non hanno fatto altro che esserti detrattori incalliti a prescindere, magari perché secondo la loro esperienza e il loro giudizio assoluto, tu non saresti stato in grado e basta.
Come fanno le persone che ti guardano da fuori senza mai chiedersi il perché tu faccia così tanto per qualcosa che sembra talmente irrealizzabile da farti passare per folle, a dirti che sbagli.
Nessuno può sapere cosa ti spinga ad andare ad allenarti sotto l’acqua con quattro gradi a Gennaio sapendo che tanto per ogni cosa tu possa fare, la Domenica sarai a guardare i tuoi compagni in tribuna, magari pure lì sotto l’acqua e con quattro gradi di temperatura.
Ma tu c’eri.
Nessuno può immaginare la soddisfazione provata dopo un allenamento in cui hai tirato fuori qualche coniglio dal cilindro, magari compiendo dei miracoli in una, secondo loro, inutile partitella del Venerdì che per te è tutto, nonostante tu sappia già che per quanto osannato e supportato dai tuoi compagni, che nel corso degli anni hanno capito quanto tu tenga a questo sogno e che per questo consideri dei fratelli e non dei semplici compagni di squadra, Domenica li sosterrai e osannerai a tua volta si, ma comunque in tribuna.
Nessuno ha idea di cosa significhi vivere uno spogliatoio come quelli che ho vissuto io.
Magari sarò stato fortunato, ma dove sono andato era sempre una grande famiglia e non una squadra di calcio, e inizio a credere che il calcio sia più una questione di sinergia tra singoli piuttosto che uno sport in cui vince chi è più forte tecnicamente:
se uno ha un certo tipo di propensione nei confronti dell’amicizia prima che del semplice “esser nella stessa squadra”, questa propensione si espande a macchia d’olio e coinvolge tutti sotto la stessa stella fino ad arrivare al punto in cui ogni singolo componente del gruppo la pensa come l’altro e così via, lottando assieme dentro e fuori dal campo, andando oltre gli obiettivi personali e mettendo davanti a tutto e tutti l’integrità del gruppo prima che la propria. Perché quando il gruppo è sano e coeso, le vittorie arrivano di conseguenza.
Nessuno di quelli che leggono solo il giornale al Lunedì e vedono che nelle formazioni non ci sei mai può anche solo figurarsi l’importanza che abbia per quella vittoria, pareggio o anche sconfitta, tutto il lavoro di ogni singola persona durante la settimana.
Perché il calcio non sono i 90 minuti della Domenica cari miei, il calcio sono i 4 allenamenti a settimana da 2 ore, sono i viaggi in macchina per andare e tornare dal campo, sono le battute mentre ci si cambia, sono i torelli prima di iniziare allenamento, sono le bestemmie quando uno gira la manopola dell’acqua sotto la doccia e ti fa bruciare vivo, sono le scarpe che non si trovano, la roba bagnata, sono le cene e le serate tra compagni, sono i tifosi che vengono a sostenerti pure in settimana al campo mentre ti alleni con ogni condizione meteo pensabile su superfici o dure come l’adamantio o molli peggio che sabbie mobili, sono i discorsi del Mister al Martedì dopo la partita della Domenica che si sia vinto o perso, sono i pranzi domenicali e i pre-partita cabalistici assieme a tutte le tradizioni da rispettare, sono i messaggi sui gruppi di Whatsapp, sono le esultanze ed i festeggiamenti in spogliatoio dopo una vittoria e sono le domeniche sera passate in silenzio ragionando sui 4 fischioni presi qualche ora prima.

Il calcio per me è questo.

Ed è per questo che da 5 anni a questa parte non ho mai mollato e ho continuato ad inseguire il sogno che a tanti ha regalato grasse risate, motivi di presa per il culo, scherno o dimostrazioni di scoraggiamento continue, a volte anche solo sostenendo che io non potessi far parte di una realtà tale solo perché non giocassi alla Domenica.
Ma forse queste persone non hanno mai avuto la consapevolezza che io dalla mia avessi molti più motivi per andare avanti piuttosto che fermarmi dando ragione a loro e alle loro considerazioni da scouter/allenatori/presidenti/commentatori tecnici.

E questi motivi di sicuro non erano legati al fatto di dover dar loro dimostrazione che fossi in grado di arrivare a qualcosa in cui nessuno avesse mai creduto.
Di loro me ne sono sempre fregato e gli ho dato meno considerazione di quella che dò agli ambulanti che vendono le rose in piazza o in passeggiata, tanto per capirci.

Io non dovevo mollare per rispetto delle persone che in me credevano anche solo dandomi la possibilità e l’onore di vestire una felpa d’allenamento, per gratitudine e riconoscenza nei confronti di chi avesse avuto il coraggio di farmi firmare un cartellino facendomi diventare così parte di una rosa di giocatori tesserati.

E soprattutto, non ho mai mollato per rispetto nei confronti dei miei compagni di squadra.
Perché per quanto si possa esser d’accordo o meno, fidatevi che vedere uno come me, un secondo o terzo portiere con 7 panchine ufficiali in 5 anni, andare a tremila sempre e comunque (ovvio, anche io con giorni in cui piuttosto che allenarmi sarei andato a picchiare il ferro in miniera), senza prendere una lira di rimborso che al giorno d’oggi sembra esser l’unico modo per far uscire fuori il 100per100 ad alcuni SuperGiocatori troppo forti per stare in certe categorie e che si permettono di non allenarsi o giocare se gli slitta di una settimana l’ultimo di 10 assegni da 1500euro ma questo è un altro discorso, serve ad ognuno degli altri 23 o 24 giocatori della rosa come stimolo a dare sempre il massimo.

Non ho mai mollato nonostante il destino mi abbia messo di fronte a pugili con dei diretti più forti di Tyson, facendomi sfiorare per ben 3 volte l’esordio poi sfumato per motivi che avrebbero portato chiunque nella mia situazione e con il mio background a dire:
“ma vaffanculo voi, il calcio, l’esordio e il sogno che sia. Smetto, mollo”.

Invece no, testa di cazzo che sono stato e grazie al cielo a questo punto, ho imprecato, tirato palloni fuori dal campo, spaccato porte e lanciato borse giù nelle fasce di casa mia.
Ma il Martedì ero comunque sempre lì, seduto al mio posto in fondo a destra e pronto a far sempre meglio andando oltre i miei, fin troppo evidenti, limiti.
E forse proprio questi cartoni nel muso mi hanno dato la voglia e la forza di far sempre di più e, parole di allenatori e compagni di squadra, a migliorare per dimostrare anche a me stesso che potevo fare sempre meglio di ieri ma peggio di domani.

Evidentemente non ho sbagliato ad andare contro la maggior parte di chi mi voleva seduto a casa a vedere Sky in settimana la sera o a lavorare dai miei la Domenica a pranzo.

Perché ce l’ho fatta.

Tutti gli sforzi si sono tradotti in una inaspettata quanto grande, sempre parole di compagni e allenatori, prestazione Domenica scorsa.

Mezz’oretta di emozioni e adrenalina a mille.
Adrenalina che mi ha fatto tirare una stampellata al primo rinvio dal fondo con palla in fallo laterale, ma che poi mi ha fatto fare un secondo rinvio in cui l’ho tirata oltre la trequarti loro dritta per dritta, palla colpita come mai fino ad allora.
Adrenalina che mista alla concentrazione assoluta mi ha fatto fare una parata in contro-tempo su un tiro con deviazione decisiva di un mio difensore e che ha fatto alzare tutta la panchina e tribuna, ad applaudire il mio gesto.
La miglior, e per ora unica, parata ufficiale della mia carriera.
Ma secondo me in quel momento stavano applaudendo più l’uomo che il portiere, perché loro erano davvero tutti quelli che condividevano e da sempre avevano capito il perché del mio voler realizzare quel determinato sogno.

Chiunque lo meritava, quel giorno era lì.
Presente fisicamente o comunque dentro di me per gli ultimi 10 minuti in cui, scesa l’adrenalina, ho potuto pensare a tutti gli anni precedenti, alle persone, ai momenti difficili e a quelli bellissimi vissuti assieme a loro.
E non mi vergogno a dire che ho pianto e che tutt’ora se ci penso mi vengono i brividi.

Se avessi saputo che alla fine avrei provato emozioni simili, grande prestazione o meno, mi sarei fatto di sicuro molti meno problemi o pensieri nel corso degli anni.

Lo ha detto anche un certo Michael Jordan e ci sarà un motivo:
“non ridete di me, non ridete. Perché i limiti, come le paure, sono spesso soltanto illusioni”.

 

Esordio a 29 anni e 11 mesi in Eccellenza, porta inviolata per mezz’ora.
Non sarà tantissimo, ma mi sono divertito.

Non è mai troppo tardi davvero.

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Story of my life. La singletudine.

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La singletudine:

“Non è possibile che sei single.
Che stupide a non volerti, non sanno cosa si perdono.
Saresti il ragazzo perfetto per ogni ragazza.
Sei mille volte meglio di tutti i miei ex”.

“Usciamo io e te allora?”

“No.”

 

Story of my life 🙊 😂 🙈

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Beati. The Neverending Story.

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Beati voi che:

vi prendete,
vi lasciate,
vi riprendete,
vi rilasciate,
vi riprendete,
vi fanno cornuti,
vi rilasciate,
vi riprendete facendo finta di nulla,
vi fanno cornute,
vi rilasciate,
vi riprendete e siete cornuti in due facendo finta di nulla,
vi rilasciate,
vi riprendete continuando a far finta di nulla,
vi scopate il pianeta e vi fate scopare dal pianeta,
vi rilasciate,
vi riprendete facendo finta di nulla sia per quanto riguarda le corna che per chi vi siete bombati entrambi,
vi rilasciate,
vi riprendete e state assieme pur sapendo che l’altro si chiava anche i cancelli a spinta manco automatici e che l’altra succhia pure l’acqua delle pozzanghere o dei tergicristalli,
vi rilasciate,
vi riprendete non so come facendo finta che nulla sia mai successo beati voi,
poi impazzite odiandovi con tutti voi stessi, dicendovi le peggio cose pensabili ed augurandovi di morire schiacciati da un camion o che vi crolli la casa addosso con tutto quello che di più caro avete dentro e quindi vi rilasciate,
convinti e convincendo tutti che sarà la scelta definitiva ed assoluta.

Ma non contenti vi riprendete, di nuovo.ù
E fate finta di nulla.
Ancora.

Poi pubblicate una foto mentre vi baciate con la vostra metà e proclamate manco Catullo:
“Sei tutta la mia vita amore mio, ti amo. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”.

Esatto, ovunque uno dei due non abbia ancora timbrato il cartellino.
Vi invidio.
Anzi.

Vi amo io per voi.

Beati voi.

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