H•b•day al mio Blog

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Volevo oggi festeggiare con tutti coloro che leggono, hanno letto, leggeranno e anche con chi non legge (che sono la percentuale più alta in proporzione al numero di persone che potenzialmente potrebbero aprire almeno una volta nella loro vita la pagina web del mio blog) il primo anno di vita appunto del mio blog.

Non ho guadagnato mezzo centesimo, per assurdo ci ho rimesso per via dell’acquisto ed il rinnovo del dominio.
Ma non è un problema.
Come avevo detto e sottolineato, non mi lanciavo in questa avventura per una questione economica o per farci dei soldi.
Certo se fossero arrivati dei risultati non ci avrei sputato sopra, ma devo dire che per il primo anno gli insights (i dati relativi accessi, click, ecc) mi hanno più che soddisfatto.

Se non altro per la quantità di persone che fanno di esso un motivo di cui parlare in giro, piuttosto che in occasioni del tutto casuali, con me.
Per il numero di persone che ho conosciuto grazie ad esso, che potrà sembrare strano, ma sono state davvero parecchie e tutte molto gradite.
Per la posizione di blogger che involontariamente ho acquisito per qualcuno dei miei più fedeli, e che ringrazio immensamente, seguaci.
Mi sono trovato sul serio da un giorno all’altro ad esser considerato uno scrittore e pensatore, quando invece l’unica cosa di diverso che facevo rispetto al giorno precedente, era di scrivere le cose che pensavo su una pagina “.com” invece che sul mio profilo Facebook.
Ho capito soprattutto che niente come lo scrivere è legato indissolubilmente al proprio stato d’animo e alla condizione psico-fisica che si sta passando in un determinato momento della nostra vita.

Quando vediamo tutto perfetto e luminoso e la nostra vita ci sembra perfetta, scriviamo cose bellissime e profonde, tutte a cuori e indubbiamente piacevoli alla lettura.
E quando si sta male e ci si chiude in casa cercando di stare il più possibile lontano da circostanze sociali alienandosi dal Mondo, a differenza della situazione prima citata, non siamo assaliti da un blocco e dal rifiuto, ma anzi forse è proprio lì che escono fuori i testi ed i pensieri migliori, profondi, introspettivi e più gratificanti per noi stessi.
Perchè ci spogliamo di ogni difesa e ci autodefiniamo con le nostre stesse mani.
Ed è bellissimo se si capisce che non è una manifestazione di debolezza, quanto una forza immensa accompagnata da un coraggio ancora più grande.

Quello di scriverlo.

Mai come da un anno fa a questa parte, ho capito e provato sulla mia pelle come la scrittura sia il luogo perfetto in cui rifugiarsi e sfogarsi, tirando fuori tutto e senza far capire nulla.
Perchè nulla riesce a mimetizzare uno stato d’animo come una metafora o una qualsiasi figura retorica usata bene.

Spero di avere sempre questa voglia di affrontare il mio stare male se mi porta a scrivere come faccio di consueto, perchè la voglia di stare bene è fin troppo scontato anche solo dirlo.

Con questo ringrazio di nuovo tutti i miei lettori e auguro al mio piccolo diamante un pò meno grezzo, di crescere sempre meglio e arrivare dove il suo creatore, ideatore e foraggiatore, non pensa si possa neanche avvicinarsi con il binocolo.

Ma sognare non costa nulla, CIT.

AUGURI RAGAZZOSCONSIDERATO.COM

P.S. comunque un quasi 20mila click te li sei fatti in un anno.

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Nonostante io sappia, sia convinto e consapevolissimo di essere un granello di polvere nell’universo di costellazioni, pianeti, vie lattee e buchi neri che formano l’Universo,

sono orgoglioso e fiero di annunciare che:
ANCHE IO HO FINALMENTE DEGLI HATERS !
😂😂😂😂😂😂😂🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉

Eggià, ci son persone che non ho mai visto o sentito parlare (potrebbero essere stranieri per quanto ne so), ma che conoscono per filo e per segno cosa scrivo e dove scrivo.
E mi criticano a bomba, prendono per il culo o fanno i maestri di letteratura e cabaret.

😍😍😍😍😍😍

Quanto è bello quando nessuno vi si incula per ciò che siete, ma solo per ciò che avete o fate finta di avere e vi sentite comunque in diritto acquisito per titolo ereditario scaricato da Instagram di scagliare giudizi e sentenze su chiunque.
Io vi amo lo sapete?

Vi amo perchè grazie a voi so che non potrò essere mai e poi mai il più minchia che donna sia stata in grado di partorire.

Così come amo chi vi viene dietro a ruota, manco foste William Wallace in Braveheart che lotta e muore per la propria libertà e per il suo popolo.

Voi al massimo lottate per campare qualche troia da scopare e per cui sentirvi Gianluca Vacchi o qualche minchia da spennare vivo e fare la Ivanka Trump della situa, a seconda del vostro genere di nascita.
Peccato che la vostra fama finisca appena scollinate o uscite dal comune in cui siete residenti.

Ricordate, di Conor McGregorFloyd Mayweather o Meek Mill ce ne sono giusto una decina al Mondo.

Ah, scrivo e dico queste cose perchè sfido chiunque a dire che io me la sia mai tirata o abbia mai detto qualcosa di esaltante la mia persona o il fatto che mi diverta a scrivere e tenere un blog.

Se vi piace quel che scrivo o dico, bene. Sennò dormo lo stesso.
Non sono di sicuro il nuovo Guido Catalano, magari mamma mia 😂

P.S.
Una cosa come William Wallace potreste farla comunque..
MORIRE.

Buona giornata.

Leggete bene soprattutto voi 😘

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stare bene

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Ragazze e ragazzi, avevo promesso di non rompervi i cog****i almeno in vacanza, ma purtroppo anche dal Regno Unito sono stato assalito e stuprato da un’ispirazione.
Che nulla, tra l’altro, ha a che vedere o deve al Regno Unito in sè.
Avrei preferito disquisire della naturalezza con cui le coppie omosessuali girano mano nella mano e si scambiano sguardi baci e carezze in ogni angolo e strada della città, senza che nessuno storca il naso tipo bigotte anni ’60 in Chiesa la Domenica.
Sarebbe stato ancora più appagante spender parole costruttive ed edificantissimissime su tutti gli svariati, a volte impensabili, episodi d’amore che si vedono e ci si gusta nei momenti di stallo che si hanno durante le giornate frenetiche, all’insegna della corsa per la metro di qua, piuttosto che per l’attraversamento pedonale di là, il quale con il timer giallo che veloce scorre dal 12 allo 0, ti proietta constantemente in una realtà tipo film di James Bond, dove se non corri rischi di esser schiacciato dalla fila interminabile di mezzi di trasporto in attesa del semaforo verde.
Il set è quello, siamo a Londra; cambiano solo gli attori.
Per non cadere nello scontato e dire che potrei parlarvi della bellezza della City e diventare, scrivendo un off-topic, il tripblogger che non sono.

No.

Non sono qui per parlarvi di nessuno (e maledetto cazzo porco purtroppo) degli argomenti sopracitati.

Son qui perchè oggi mi è capitato di leggere questa frase, che era al maschile ma ho modificato:
il fatto è che tu mi hai travolto all’improvviso, senza che io potessi fermarti. Ti sei infilata nella mia testa come se ci fosse la porta aperta, come se qualcuno ti avesse detto di entrare. Il fatto è che però nessuno ti aveva invitata, ma tu lo sapevi che dovevi arrivare. E in fondo lo sapevo anch’io“.

E ho immediatamente pensato, assorbito dalla bellezza delle luci di questa città avvolta nella sua esclusiva ed umidissima notte che altro non può fare se non alimentare il mio animo romantico, che questa è la classica frase che vorrei ripetere a memoria alla persona capace di farmi sentire bene.
Quella grazie alla quale sarei in grado di scrivere un articolo al giorno (per la vostra gioia o meno).
Quella che dove mi giro mi giro, nonostante le 200mila pseudo-modelle che calcano le vie della City, vedo lei e solo lei e nient’altro che lei ovunque.
Quella che è quella giusta.

Ecco, io vorrei fare una domanda molto semplice a qualcuno che si senta di rispondermi e prendersi carico di un povero idiota come me:
Perchè?

Perchè complicità e rispetto non possono coesistere nella stessa frase?
Perchè felicità e tranquillità non posson convivere nello stesso momento in cui si parla di entrambe?
Perchè se un’ora prima ti senti Usain Bolt, quella dopo devi per forza per qualche legge della compensazione di sta gran funcia, mutare il tuo stato d’animo in quello di un bradipo distrofico?
Perchè non esiste mai un equilibrio tra le parti emozionali che si vivono nei periodi di legame tra il “ciao mi chiamo” ed il “vienimi a prendere alle 8 a casa”?
Perchè lo stare bene è una condizione più labile che stabile?
E, come ultima cosa poi vi lascio:
perchè stare bene è una cosa che per esser raggiunta deve farci stare così male?

Io sapevo che la legge del contrappasso di Dante fosse un enorme quanto innovativo valore letterario da lui concepito, ma limitato all’inferno e contestualizzato al 1200, 1300 o 1400 che fosse ora non mi ricordo e non ho testa di googlarlo.

Mi sa che devo ricredermi.

Ho capito e provato in prima persona che stare bene è una condizione talmente effimera che come tutte le cose effimere, è orgasmica.
Una vita per raggiungerlo, un attimo per assaporarlo, e poi si è di nuovo punto a capo e alla sua ricerca.

Per stare bene bisogna stare il triplo male.

Nonostante mi senta pronto a farmi ancora almeno più del triplo del triplo del nervoso fatto fino ad ora, proprio perchè mi voglio così bene, non sono uno che molla a meno che non mi sparino al cuore (e forse potrei sopravvivere e continuare a far quello che credo sia giusto per me) e son sicuro di quel che sto facendo aspetto fiducioso qualche anima pia che mi aiuti.

Buona giornata, io provo a non pensarci.

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Non sono nato imparato.

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Ho imparato che non serve essere più magro, grosso, con i capelli corti o lunghi, tatuato o meno, abbronzato, elegante o sportivo.
Ho imparato che non serve cercare perchè tanto ognuno sa da chi vuole essere trovato.
Ho capito che chi si lascia non lo fa per cambiare, ma solo per prendersi del tempo da destinare a qualche distrazione sessuale o serale.
Tanto il 90per100 non durano più di 1 mese da “lasciati”.
Ho capito che tanto si punta sempre agli stessi e che se una ha la possibilità di andare con un ragazzo, non andrà sicuramente con uno dei tanti e che la scelta cadrà sempre su qualcuno degli “eletti”.
Ho capito che se a 30 anni si pensa ancora a far serata e sfondarsi e lo strano sono io che non ho per il cazzo di certe cose perchè spero in altro per dare un senso alla mia vita,
significa che davvero è giusto che rimanga solo.

Spero solo che i miei sogni li realizzi qualcuno che lo meriti.

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Non è mai troppo tardi.

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Non è mai troppo tardi per niente.
Specie per qualcosa per cui si è lottato, qualcosa per cui si sono spese energie che nessuno mai potrà immaginarsi, primi tra tutti quelli che non hanno fatto altro che esserti detrattori incalliti a prescindere, magari perché secondo la loro esperienza e il loro giudizio assoluto, tu non saresti stato in grado e basta.
Come fanno le persone che ti guardano da fuori senza mai chiedersi il perché tu faccia così tanto per qualcosa che sembra talmente irrealizzabile da farti passare per folle, a dirti che sbagli.
Nessuno può sapere cosa ti spinga ad andare ad allenarti sotto l’acqua con quattro gradi a Gennaio sapendo che tanto per ogni cosa tu possa fare, la Domenica sarai a guardare i tuoi compagni in tribuna, magari pure lì sotto l’acqua e con quattro gradi di temperatura.
Ma tu c’eri.
Nessuno può immaginare la soddisfazione provata dopo un allenamento in cui hai tirato fuori qualche coniglio dal cilindro, magari compiendo dei miracoli in una, secondo loro, inutile partitella del Venerdì che per te è tutto, nonostante tu sappia già che per quanto osannato e supportato dai tuoi compagni, che nel corso degli anni hanno capito quanto tu tenga a questo sogno e che per questo consideri dei fratelli e non dei semplici compagni di squadra, Domenica li sosterrai e osannerai a tua volta si, ma comunque in tribuna.
Nessuno ha idea di cosa significhi vivere uno spogliatoio come quelli che ho vissuto io.
Magari sarò stato fortunato, ma dove sono andato era sempre una grande famiglia e non una squadra di calcio, e inizio a credere che il calcio sia più una questione di sinergia tra singoli piuttosto che uno sport in cui vince chi è più forte tecnicamente:
se uno ha un certo tipo di propensione nei confronti dell’amicizia prima che del semplice “esser nella stessa squadra”, questa propensione si espande a macchia d’olio e coinvolge tutti sotto la stessa stella fino ad arrivare al punto in cui ogni singolo componente del gruppo la pensa come l’altro e così via, lottando assieme dentro e fuori dal campo, andando oltre gli obiettivi personali e mettendo davanti a tutto e tutti l’integrità del gruppo prima che la propria. Perché quando il gruppo è sano e coeso, le vittorie arrivano di conseguenza.
Nessuno di quelli che leggono solo il giornale al Lunedì e vedono che nelle formazioni non ci sei mai può anche solo figurarsi l’importanza che abbia per quella vittoria, pareggio o anche sconfitta, tutto il lavoro di ogni singola persona durante la settimana.
Perché il calcio non sono i 90 minuti della Domenica cari miei, il calcio sono i 4 allenamenti a settimana da 2 ore, sono i viaggi in macchina per andare e tornare dal campo, sono le battute mentre ci si cambia, sono i torelli prima di iniziare allenamento, sono le bestemmie quando uno gira la manopola dell’acqua sotto la doccia e ti fa bruciare vivo, sono le scarpe che non si trovano, la roba bagnata, sono le cene e le serate tra compagni, sono i tifosi che vengono a sostenerti pure in settimana al campo mentre ti alleni con ogni condizione meteo pensabile su superfici o dure come l’adamantio o molli peggio che sabbie mobili, sono i discorsi del Mister al Martedì dopo la partita della Domenica che si sia vinto o perso, sono i pranzi domenicali e i pre-partita cabalistici assieme a tutte le tradizioni da rispettare, sono i messaggi sui gruppi di Whatsapp, sono le esultanze ed i festeggiamenti in spogliatoio dopo una vittoria e sono le domeniche sera passate in silenzio ragionando sui 4 fischioni presi qualche ora prima.

Il calcio per me è questo.

Ed è per questo che da 5 anni a questa parte non ho mai mollato e ho continuato ad inseguire il sogno che a tanti ha regalato grasse risate, motivi di presa per il culo, scherno o dimostrazioni di scoraggiamento continue, a volte anche solo sostenendo che io non potessi far parte di una realtà tale solo perché non giocassi alla Domenica.
Ma forse queste persone non hanno mai avuto la consapevolezza che io dalla mia avessi molti più motivi per andare avanti piuttosto che fermarmi dando ragione a loro e alle loro considerazioni da scouter/allenatori/presidenti/commentatori tecnici.

E questi motivi di sicuro non erano legati al fatto di dover dar loro dimostrazione che fossi in grado di arrivare a qualcosa in cui nessuno avesse mai creduto.
Di loro me ne sono sempre fregato e gli ho dato meno considerazione di quella che dò agli ambulanti che vendono le rose in piazza o in passeggiata, tanto per capirci.

Io non dovevo mollare per rispetto delle persone che in me credevano anche solo dandomi la possibilità e l’onore di vestire una felpa d’allenamento, per gratitudine e riconoscenza nei confronti di chi avesse avuto il coraggio di farmi firmare un cartellino facendomi diventare così parte di una rosa di giocatori tesserati.

E soprattutto, non ho mai mollato per rispetto nei confronti dei miei compagni di squadra.
Perché per quanto si possa esser d’accordo o meno, fidatevi che vedere uno come me, un secondo o terzo portiere con 7 panchine ufficiali in 5 anni, andare a tremila sempre e comunque (ovvio, anche io con giorni in cui piuttosto che allenarmi sarei andato a picchiare il ferro in miniera), senza prendere una lira di rimborso che al giorno d’oggi sembra esser l’unico modo per far uscire fuori il 100per100 ad alcuni SuperGiocatori troppo forti per stare in certe categorie e che si permettono di non allenarsi o giocare se gli slitta di una settimana l’ultimo di 10 assegni da 1500euro ma questo è un altro discorso, serve ad ognuno degli altri 23 o 24 giocatori della rosa come stimolo a dare sempre il massimo.

Non ho mai mollato nonostante il destino mi abbia messo di fronte a pugili con dei diretti più forti di Tyson, facendomi sfiorare per ben 3 volte l’esordio poi sfumato per motivi che avrebbero portato chiunque nella mia situazione e con il mio background a dire:
“ma vaffanculo voi, il calcio, l’esordio e il sogno che sia. Smetto, mollo”.

Invece no, testa di cazzo che sono stato e grazie al cielo a questo punto, ho imprecato, tirato palloni fuori dal campo, spaccato porte e lanciato borse giù nelle fasce di casa mia.
Ma il Martedì ero comunque sempre lì, seduto al mio posto in fondo a destra e pronto a far sempre meglio andando oltre i miei, fin troppo evidenti, limiti.
E forse proprio questi cartoni nel muso mi hanno dato la voglia e la forza di far sempre di più e, parole di allenatori e compagni di squadra, a migliorare per dimostrare anche a me stesso che potevo fare sempre meglio di ieri ma peggio di domani.

Evidentemente non ho sbagliato ad andare contro la maggior parte di chi mi voleva seduto a casa a vedere Sky in settimana la sera o a lavorare dai miei la Domenica a pranzo.

Perché ce l’ho fatta.

Tutti gli sforzi si sono tradotti in una inaspettata quanto grande, sempre parole di compagni e allenatori, prestazione Domenica scorsa.

Mezz’oretta di emozioni e adrenalina a mille.
Adrenalina che mi ha fatto tirare una stampellata al primo rinvio dal fondo con palla in fallo laterale, ma che poi mi ha fatto fare un secondo rinvio in cui l’ho tirata oltre la trequarti loro dritta per dritta, palla colpita come mai fino ad allora.
Adrenalina che mista alla concentrazione assoluta mi ha fatto fare una parata in contro-tempo su un tiro con deviazione decisiva di un mio difensore e che ha fatto alzare tutta la panchina e tribuna, ad applaudire il mio gesto.
La miglior, e per ora unica, parata ufficiale della mia carriera.
Ma secondo me in quel momento stavano applaudendo più l’uomo che il portiere, perché loro erano davvero tutti quelli che condividevano e da sempre avevano capito il perché del mio voler realizzare quel determinato sogno.

Chiunque lo meritava, quel giorno era lì.
Presente fisicamente o comunque dentro di me per gli ultimi 10 minuti in cui, scesa l’adrenalina, ho potuto pensare a tutti gli anni precedenti, alle persone, ai momenti difficili e a quelli bellissimi vissuti assieme a loro.
E non mi vergogno a dire che ho pianto e che tutt’ora se ci penso mi vengono i brividi.

Se avessi saputo che alla fine avrei provato emozioni simili, grande prestazione o meno, mi sarei fatto di sicuro molti meno problemi o pensieri nel corso degli anni.

Lo ha detto anche un certo Michael Jordan e ci sarà un motivo:
“non ridete di me, non ridete. Perché i limiti, come le paure, sono spesso soltanto illusioni”.

 

Esordio a 29 anni e 11 mesi in Eccellenza, porta inviolata per mezz’ora.
Non sarà tantissimo, ma mi sono divertito.

Non è mai troppo tardi davvero.

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Story of my life. La singletudine.

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La singletudine:

“Non è possibile che sei single.
Che stupide a non volerti, non sanno cosa si perdono.
Saresti il ragazzo perfetto per ogni ragazza.
Sei mille volte meglio di tutti i miei ex”.

“Usciamo io e te allora?”

“No.”

 

Story of my life 🙊 😂 🙈

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Vocazione

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Avessi avuto la vocazione per la giurisprudenza, sarei diventato un criminale.

L’avessi avuta per la medicina, sarei diventato ipocondriaco.

L’avessi avuta per la matematica, sarei diventato un sognatore irrazionale.

L’avessi avuta per la letteratura, sarei (e non è così scontato il tempo verbale) diventato un ignorante.

L’avessi avuta per l’economia, sarei diventato un giocatore incallito e seriale.

Purtroppo per me e nonostante non l’abbia portata al compimento accademico graduato,
l’ho avuta per la Psicologia.

 

A quanto pare il Mondo non vuole essere una fabbrica per esaudire desideri.

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Work in progress finiti, si comincia.

11 Dicembre 2016-11 Gennaio 2017.

Sembra sia passato un anno, mentre invece è solo un mese.

Un mese in cui abbiamo lavorato, in cui ci siamo confrontati, abbiamo fatto domande e pensato a come impaginare, al layout da utilizzare, quali foto, che categorie, il font.. e chi più ne aveva più ne metteva.

Finalmente siamo arrivati ad un punto in comune, e dopo 30 giorni andremo online.

Adesso posso davvero dirlo: il sogno diventa realtà.

In ogni caso, in ogni modo dovesse andare, ho finalmente un blog tutto mio.

Un blog dove potrò divertirmi e, spero, far divertire chi avrà il tempo ed il piacere di seguirlo. Non sembra, ma sentir proprio un qualcosa che si desiderava da tempo, è una sensazione incredibilmente appagante ed una soddisfazione inspiegabile.

Ringrazio Icca, Marco e tutta la squadra di Tandu per il sostegno, l’aiuto e soprattutto la fiducia riposta nei miei mezzi fino ad ora potenziali. Spero di ripagarvi a dovere. E grazie a Matteo, di cui trovate i riferimenti delle sue pagine social in fondo all’articolo di presentazione (IG @mattepelu, Facebook: Matteo Pelucchi), per le foto.

Ma adesso bando alle ciance e basta con i convenevoli.

C’è un blog da far girare e da tenere.

Troverete oltre a questo articolo e quello precedente, un articolo di presentazione delle finalità di questa avventura nella sezione ABOUT ME e alla destra del vostro schermo una presentazione di me stesso, giusto perchè se non mi conosceste almeno vi fareste un’idea di chi scrive.

Come diceva una delle mie canzoni preferite, “it starts with one thing, I don’t know why“.

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Nuovo Blog in Arrivo

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Ci vorrà un attimo a leggere tutto, ma mi sono dovuto impegnare; arrivate in fondo.

È lì la sorpresa 😍

Ragazze e ragazzi,
amiche ed amici,
haters and lovers,
(non dico followers, perchè è un pò presto e perchè comunque non lo dirò mai, visto che odio chi se la tira senza un motivo reale e non vorrei mai fare nè questa fine nè dare questa impressione).
CI SIAMO.
Ci ho messo un pò è vero, mi son lasciato coccolare e corteggiare da gran parte di voi, ho dovuto leggere e rileggere commenti e consigli tipo:
“scrivi un libro”, “adoro i tuoi post”, “sarò il tuo primo seguace”, “ti farò da editore”.

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