mezzo pieno • mezzo pieno

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Mezzo pieno è comunque mezzo pieno.

Smettete di pesare le persone in base a come o a cosa sono secondo gli altri.
Smettete di prenderle a piccole dosi, perchè a qualcuno non piace quello che piace a voi.

Ricordatevi che un bicchiere di vino diluito in 1 litro d’acqua, dentro di voi rimane sempre e comunque un bicchiere di vino.

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natale da film & natale da sogno

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È tutta colpa dei film.
Se sognamo un amore che inizi alle elementari e finisca mano nella mano a 90 anni durante una cena natalizia nella villa di famiglia, con i figli, i nipoti e magari i pronipoti. Tutti vestiti a festa, ognuno realizzato nel suo campo lavorativo e nella sua vita, con un albero addobbatissimo, un numero indefinito di pacchi da scartare, tavola imbandita, luci dentro e fuori casa, pupazzo di neve, strade innevate e alberi imbiancati.
Magari qualche ritardatario a causa delle ultime compre in giro per i negozi del centro, che suona proprio mentre tutti lo stavano redarguendo per far sempre le cose di fretta e furia.
Un figlio che è arrivato con l’aereo delle 7 e che ripartirà dopo una settimana di vacanza in famiglia, quello che invece sarà costretto a salire su un aereo già due giorni dopo.

È colpa dei film.

Se ovunque siamo, quando ascoltiamo una canzone natalizia delle più famose ed usurate playlist natalize, non riusciamo a far altro che associarla a scene viste e riviste di questi film, che magari conosciamo a memoria. E percepiamo quella sensazione che gli attori vivono durante il film. Gioia, fretta, amore, spirito natalizio, magia. È quasi come se noi stessi ricordassimo di aver recitato in quel film. Lo abbiamo vissuto guardandolo, lo viviamo ricordandolo ed associandolo ad una canzone, vorremmo viverlo nella nostra quotidianità.

È colpa dei film.

Se quando giriamo per le grandi città e vediamo quei negozi fiabeschi colmi di belle cose, vetrine da museo del Louvre, o quei centri commerciali in cui ci si perde, si pensa sempre che ogni persona che si incrocia sia lì per fare acquisti natalizi fantasmagorici, mentre invece tu sei lì giusto a fare un giro, per guardare le cose da film (perchè alcune davvero si vedono o comprano solo nei film) e sentirti appunto, parte di questo film che secondo te ognuno vorrebbe vivere.
Sognare non costa nulla è vero e spesso lo si fa ad occhi aperti e si può cadere nell’errore madornale di dire:

“perchè non posso essere così anche io?”.

Ed ecco che forse, in questi momenti, certi sogni portano ad apprezzare ancora di più quello che si ha.
Guardando il resto da spettatore non pagante, facendo fantasie che vengono sotterrate appena ci si ritrova in qualche situazione emozionale alla quale siamo abituati.
Al nostro film.
E nel nostro film non c’è sogno che possa distrarci o far disamorare della trama.

È colpa dei film se sognamo di esser gli attori.

Sta a noi scegliere di essere i registi.

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aver NON-bisogno

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Quante volte durante le giornate diciamo o pensiamo la frase “ho bisogno di“.
Apriamo gli occhi e facciamo il planning di ciò che ci aspetta per le 14 in media ore conseguenti.
Quindi avremo bisogno di andar dal benzinaio per fare il pieno alla macchina, bisogno di prelevare, di chiamare quel cliente piuttosto che quel fornitore, di andare in lavanderia, chiamare la mamma, partner, amico..
Tutto ruota attorno al concetto di bisogno di qualcosa senza la quale crediamo di non essere in grado di ultimare o esaudire qualcos’altro.
Come se da soli non fossimo in grado di fare nulla.

Ora, capisco che non tutto sia fattibile da soli, non possiamo pensare ad esempio di prelevare dal bancomat senza il bisogno stesso del bancomat o di lavare la roba senza l’aiuto della lavatrice.
Non mi sono bevuto il cervello shakerato, sia chiaro.

Sto parlando di tutte le altre occasioni, concrete o mentali (per non dire astratte che non mi piace l’accezione che dà) nelle quali veniamo assaliti dal dubbio e dalla paura che quel che siamo e facciamo da soli non sia abbastanza.
In senso lato.

Abbastanza bello.
Abbastanza intelligente.
Abbastanza figo.
Abbastanza matto.
Abbastanza riconoscibile.
Abbastanza utile.

Abbastanza tutto.

E iniziamo (iniziate, iniziano, come meglio credete) a cercare consensi esterni proprio per il bisogno di raggiungere la consapevolezza personale che ciò che si fa o si è fatto, ottenga l’approvazione degli altri.

Ormai basta aprire un attimo gli occhi per rendersi conto di come la quasi totalità delle cose non si faccia più per la soddisfazione personale, ma per il bisogno di doverlo far vedere a qualcun’altro.

Volete farmi credere che quando si fa una foto con il culo di fuori in bella vista e si scrive in didascalia “sguardo al futuro e mai più indietro”, sia per la bellezza della frase, per la profondità del concetto, o per il bisogno di far vedere che si ha un culo (e non dico “bel” perché a volte sono cose inguardabili) e si ha ancor di più il bisogno che le persone guardandolo si facciano una qualche tipo di idea e degli apprezzamenti che senza quella foto non si sarebbero mai ricevuti ed ottenuti?
Mi volete convincere che pubblicare una foto in perizoma con scritto “ho la febbre” sia per il bisogno di tachipirina a domicilio?
O che farsi le foto in Ospedale al Pronto Soccorso, sia per il bisogno che qualcuno chiami il 118 al posto loro, in quanto impossibilitati perché impegnati a farsi un selfie nel profilo migliore che hanno?
O che farsi una foto allo specchio in bagno fasciati da un asciugamano che lascia ad intravedere qualcosa di voi sia per il bisogno di far vedere a tutti che vi siate lavati?
E che aprire un qualsiasi profilo Instagram e vedere 250 selfie sempre uguali con le stesse espressioni sia per il bisogno di avere consigli sul make-up o sul colore dei capelli??
O che per esporre un qualsiasi stato d’animo e scrivere una qualsiasi frase ci sia il bisogno di doversi fare una foto in solitudine, di schiena, in posa da modelle o modelli che guardano all’orizzonte, al cielo, in primo piano con il sorriso o con qualche pezzo di corpo denudato o con chissà che mezzo per far passar tutto in secondo piano e far focalizzare l’attenzione dello spettatore su ciò che in effetti si ha il bisogno di far vedere?

Potrei andare avanti milioni di anni.

Diciamocelo avanti,
ma che BISOGNO c’è di tutto questo cinema o di questo vivere per forza e sempre con il bisogno di approvazione e ricerca di metodi per avere tale approvazione esterna??

Vi assicuro, perchè lo sto provando ed anzi ormai l’ho bello che provato e testato sulla mia pelle, che non esiste nessuna sensazione e stato d’animo migliore di quando ci si sveglia la mattina senza sentire il bisogno di nessuno che non siate voi stessi e quello che siete senza che nessuno vi dica “bravi”.

Il vero bisogno, è l’aver non-bisogno.

Buona giornata.

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social•mente inutili

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Viviamo a Finale, in provincia di Savona.
Se proprio ci vogliamo allargare diciamo che siamo in Liguria.
Un buco di culo sperduto nel Mondo, roba che qualcuno quando dici di dove sei cerca su Google porco il vostro.

E riusciamo a farla credere da matti a dei personaggi di paesi di 10mila cristiani manco fossero tutti Justin Bieber, Brad Pitt o Cristiano Ronaldo.
Per non parlare di nani da giardino che si credono tutte Emily Ratajkowski, Chiara Ferragni o Selena Gomez.
E per farla credere intendo proprio sentir frasi tipo “ah, mamma mia ma è lui, quello famoso”..
Famoso a Finale Ligure zio porcone infame maiale, a FINALE LIGURE ZIO CANE!
O magari sentir dire “eh ci sta che se la tiri e che non ti risponda o ti saluti, lei è la più figa di tutte” in una discoteca dove se le conti ci saranno 30 ragazze in tutto.
E comunque sempre in paesi di 10mila anime.

Frasi del tipo “il Re dei social” o “la Regina di Instagram” vanno bene per personaggi con milioni di seguaci e comunque per esseri umani che anche senza l’aiuto dei Social Network sarebbero conosciuti e famosi comunque, gente che non ha bisogno di comprarsi i seguaci per arrivare a 20mila.. 20mila 😂😂😂😂 e si sentono famosi. Roba che se uno davvero famoso pubblicasse una foto nera arriverebbe in 3 minuti a 200mila like. Roba per la quale questi geni del social-marketing devono fotografarsi nudi o in pose super-hot ad altissimo tasso erotico-sfigatico per festeggiare i 1000 like e stappare bottiglie comprate alla Conad, o per pubblicizzare un brand che manco se mi pagassero metterei mai addosso.

Ah, e se volete fanno anche “collaborazioni” per aiutarvi nello sviluppo e rafforzamento dell’immagine della vostra impresa o azienda.

Tipo la sagra del baccalà marinato.

È proprio vero che come si suol dire, “basta uscire dai garbassi” per accorgersi di cosa sia davvero la vita e di come funzionino relamente le cose.
E di che posto triste in cui siamo nati.
Meraviglioso ambiente, clima, vita.
Ma con della gente che se la infili in una realtà dove sarebbe una delle tante persone in una strada qualsiasi, ma battuta da 100mila altri esseri viventi, penso che non durerebbe 1 mese senza la sua fama da paese.

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batti le mani schiocca le dita fatevi furbi tutta la vita

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La canzoncina fenomeno virale che gira ovunque “batti le mani schiocca le dita umore alto tutta la vita” nonostante provenga da uno dei programmi più demenziali del tubo catodico italiano, rappresenta perfettamente la vita di ognuno di noi:

una persona meno attraente e prestante fisicamente, che fa della cultura e dei modi la sua caratteristica determinante e cavallo di battaglia, dice chiaramente che ha dei limiti emozionali e affettivi all’interno di un contesto sociale dove si creano “vicinanze” tra bei ragazzi e belle ragazze.
Magari per via del fatto che dall’alto della sua intelligenza ha capito che là dentro viene apprezzato fino ad un certo punto, e che diciamolo schietti schietti, se c’è da chiavare non viene preso in considerazione come gli altri suoi coinquilini.
O magari solo perchè l’esperienza gli ha insegnato che prima di lui, una ragazza ne sceglierà e proverà almeno altri 1000 che in foto rimangono meglio.

Ed è qui che se ne esce il figo statuario, il bello e dannato che fa venire le ragazzine (e non solo) solo starnutendo, fisicato a bomba, conciato tipo surfista australiano capello lungo e sorriso assassino.. il classico che nella vita avrà sempre avuto tutto quello che manco avrebbe voluto, perchè gli sarà piovuto addosso.
Figa, situazioni, figa, eventi, figa, soldi, figa, fama e ancora figa.

E cosa gli dice da grande amico profondo e che capisce il momento??
“Ma nooooo, mai giù di umore. BATTI LE MANI, SCHIOCCA LE DITA, UMORE ALTO TUTTA LA VITA” 😱😱😱

Grazie a sto gran cazzo che hai l’umore alto da tutta la vita, lo avrei anche io l’umore alto tutta la vita fossi così come sei te gran cazzone avariato!

Provate a capire perchè vi si dicono certe frasi e certe cose a volte.
Nessuno si alza la mattina dicendo “anche oggi facciamo di tutto perchè sia una giornata di merda e perchè così ci sentiamo vittime della società”.

Magari è solo una realtà che voi non potete capire, perchè non l’avete mai provata.
Ma esistono anche persone che fan fatica, ve lo assicuro.

 

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quando vuoi tu

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Perchè dobbiamo aver timore di fare una domanda ad una persona con cui avremmo la seria intenzione di far qualcosa?
Quante volte veniamo assaliti dalle idee più strambe ed allo stesso tempo più incredibili che potessimo mai pensare di avere, ma che inesorabilmente restano tali e non vengono mai sintetizzate o pronunciate dalla nostra voce?

Secondo me non abbiamo paura della risposta, ma del cosa ne seguirebbe.
Esatto, abbiamo paura del dopo-risposta.

Sarò più chiaro.

Il Mondo di oggi è costituito per la maggiore da relazioni che si snodano sui social network, il che implica che non per forza il rapporto tra persone debba esser diretto o di contatto fisico o visivo.
Le persone hanno più a che fare tra di loro mediante uno schermo ed una connessione wifi o roaming dati che sia, piuttosto che seduti su una panchina o al tavolino di un bar mentre prendono il caffè.
Sono anche sicuro che se contassimo il tempo ed il numero di parole che ci diciamo durante una giornata con una persona, fidanzata, moglie o amica che sia, sarebbe sempre maggiore la quantità “virtuale” rispetto a quella “live”.
Bellissimo potrete dirmi, trionfo immenso della tecnologia ed intuizione funzionalissima per coloro i quali non avrebbero la possibilità di essere in contatto quotidianamente con qualcuno a cui vogliono bene.

Questo non lo metto in dubbio.

Ma così come si è rivoluzionato il modo di rapportarsi e tenersi sempre in contatto con qualcuno in senso positivo e costruttivo, pensate anche a come si sia ridotta a zero la velocità nel tagliare i ponti.

Fino a che si aveva a che fare con una persona all’interno di un contesto sociale in cui magari le abitudini erano simili, la si vedeva quasi ogni giorno, il tempo e le esperienze condivise, le parole dette, le emozioni provate avevano tutte la stessa natura “fisica” e diretta, era ovvio che non si fosse in grado (anche solo per una questione di sinergie che si erano create con il tempo) di dire da un secondo all’altro “basta” con conseguente blocco dai vari Social network e quindi la cancellazione quasi totale della nostra persona virtuale.

E allora, pur di non perdere questa nostra dimensione virtuale raggiunta con una determinata persona, preferiamo rimanere “i noi attraverso il telefono” e distanti fisicamente, piuttosto che chiedere di uscire a cena o di andare in vacanza assieme a qualcuna con il rischio di esser bloccati e non provare neanche più la misera seppur piacevole emozione del rapporto attraverso il Social.

Oggi purtroppo funziona proprio così, siamo ormai diventati due persone in una:
quella reale e quella Social.

Quella reale è quella che conoscono le persone che con noi passano del tempo.
Quella Social è quella che gli altri “usano” per dire di conoscerci guardando ciò che pubblichiamo giorno dopo giorno su Instagram o Facebook.
Quella reale è quella con cui parliamo e abbiamo un confronto.
Quella Social è quella che leggiamo negli stati o che vediamo nelle foto, limitandoci a questi elementi per giustificare il pensiero su di essa.
Quella reale è quella che arrossisce di fronte ad un complimento o che balbetta mentre ne articola uno.
Quella Social è quella che di complimenti ne scrive a nastro perchè tanto non percepisce imbarazzo attraverso un messaggio scritto su Whatsapp, e poi magari di persona manco ti guarda in faccia mentre ti parla.

Non voglio fare il detrattore dei social network sia chiaro, perchè sarei falso ed incoerente.

Dico solo che ho paura di perdere la bellezza immensa e la sensazione unica del dire ad una persona quanto sia bella guardandola negli occhi, invece che scriverglielo per messaggio e vedermi rispondere con la faccina a cuoricini (cosa che in ogni caso apprezzo tantissimo e ci mancherebbe altro).

Così come vorrei avere la libertà di scrivere ad una persona senza il terrore inconscio di venir cancellato dal suo database:
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E ricevere in risposta:

quando vuoi tu“.

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Viviamo perché dobbiamo.

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Viviamo in una società nella quale crea più scompiglio e spirito 68ino la cessione di un 18enne alla seconda stagione in una squadra di serie A considerato già bandiera della dinastia societaria manco fosse Gesù Cristo risorto, paragonandolo a giocatori con la G maiuscola di ere ormai passate, e che prima di esser considerati tali avevano vestito la maglia della loro squadra almeno 300 volte e non 30.

Una società nella quale chi fa un incidente perché sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti è innocente e la colpa è del muretto che ha attraversato la strada o dell’albero che si è spostato di colpo senza metter la freccia.

Un Mondo in cui se si vede qualcosa di incustodito su un tavolo, tipo soldi, occhiali, cellulare o chissà cosa, ci si sente in diritto di appropriarsene in quanto lasciato lì, magari per un minuto, mentre tu sei andato in bagno.

Una Nazione dove ti obbligano a fare il biglietto del treno a bordo con maggiorazione di minimo 50 euro perché dalla biglietteria risulta tutto prenotato, e poi un momento che sei in viaggio scopri che più della metà delle carrozze siano vuote e non riservate.

Paesi in cui ci sono più buche nelle strade che macchine che le percorrono e ratti in giro rispetto che persone, ma con autovelox tarati sui 30 all’ora che manco se tengo la macchina spenta riesco ad andare così piano.

Luoghi dove puoi solo immaginare come sarebbe bello fare una passeggiata, perché così come ci entreresti chissà in che modo ti farebbero uscire.

Un Mondo in cui quando in una coppia uno dei due fa le corna all’altro o all’altra la colpa non è mai la sua, ma della persona con cui lui o lei ha tradito il partner.

Un Mondo in cui chi fa le cose fatte bene, ci prova o comunque ci crede, si vede sempre declassato e surclassato da chi le cose le fa come c***o vuole.

A vivere siamo comunque vincolati e costretti, la vita è un dono e va vissuta al meglio delle nostre possibilità. Dipende da noi come e in che modo.

Io ho smesso di guardare e sentire gli altri, guardo me e basta, sento le mie emozioni e le mie vocine interiori. Gli altri li faccio parlare.
Se faccio bene e del bene il merito sarà mio allo stesso modo dell’eventualità nella quale dovessi far male.

Continuerò a ripeterlo per sempre:
“non puoi scegliere di non soffrire a questo Mondo però puoi scegliere per chi soffrire. E a me piace la mia scelta”.

Anche se non di sofferenza ma di modo di affrontare la vita si tratta.

Buona serata.

 

 

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Festa della donna, non donna della festa.

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“Ci sono donne che lo sono ogni giorno dell’anno,
così come ci sono troie che lo sono ogni secondo del Creato.

Non mischiatevi oggi, tantomeno e soprattutto stasera.
Rimanete quelle che siete.
Ne va di voi e del vostro essere Donna con la D maiuscola.”

 

Parole pesanti vero? Lo credo anche io, ma non sapevo come meglio descrivere il mio stato d’animo odierno, specie dopo aver fatto un giro sui Social, letto qualche giornale e ascoltato 20 minuti di radio.

Eh già.

Perché ormai come da tradizione ogni 8 Marzo, da quando penso di avere iniziato a capire qualcosa su come gira il Mondo in cui vivo, sto assistendo ad una tra le più grandi sagre delle minchiate esistenti.

Leggo di persone che hanno trattato, trattano (e forse tratteranno) le donne come bambole gonfiabili, che improvvisamente fanno gli auguri più dolci e commoventi della storia alle “donne” della loro vita.
Leggo di ragazze che potrebbero insidiare la santità di Madre Teresa, che si indignano perché altre ragazze non comprendono il motivo della ricorrenza e si preparano esclusivamente per la serata in cui saranno un pò più le libertine del solito.
Come se per alcune il resto dell’anno fosse un’alternanza tra conventi di clausura o collegi di studio.
Infine leggo quei bellissimi ed importantissimi, e qua non sono ironico, messaggi di solidarietà nei confronti di quelle donne che hanno subìto violenza o che purtroppo hanno avuto a che fare con “uomini” che dovrebbero stare in gabbia in qualche zoo o sdraiati su qualche lettino di qualche centro sperimentale.
E sarebbe comunque un insulto alle cavie vere e proprie.

Peccato solo che a scriverlo siano poi le stesse donne che, ahimè per loro, sono le prime a farsi trattare in modi indegni e che ho ribrezzo a descrivere dai loro “uomini” ogni altro giorno dell’anno.
Ma che comunque li esaltano in ogni dove.

Ora mi chiedo e vi chiedo, secondo voi se per 364 giorni fate le cose al contrario della normalità, può bastare un giorno di condivisibile ipocrisia su svariati fronti per potervi redimere e far sentire quindi donne voi e stronzi tutti gli altri?
Siete la rovina di questo tipo di celebrazioni.
Dovreste solo che far finta di niente come tutto il resto dell’anno e lasciar festeggiare chi può e deve farlo davvero.

Ma se nessuno nasce perfetto, va da sé che neanche un genere possa essere perfetto rispetto all’altro.
Quindi tranquille ragazze che state leggendo, anche noi maschietti non scherziamo per niente.
Ci va solo bene che nessuno abbia pensato di dedicarci un giorno dell’anno.

Detto questo, tanti auguri a tutte le donne, tutte.
Nessuna esclusa.

Sperando che questa resti il più a lungo possibile la festa della donna che tale vuole rimanere e che lotta con tutti i suoi mezzi affinché nessuno e nessuna possa trasformarla nella triste ed irriguardosa donna della festa.

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Cara Chiara, purtroppo è tutto chiaro.

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Pochi giorni fa una ragazza nata il 7 Maggio 1987, cioè 10 giorni prima di me e che avrebbe potuto quindi frequentare le scuole dell’obbligo assieme me, magari da vicini di banco, (MAGARI !!!!!), si è seduta per la seconda volta nella sua vita in cattedra ad Harvard e ha vestito i panni di una qualsiasi Professoressa di fronte a quelli che sono gli studenti di una della più prestigiose e blasonate Università conosciute al Mondo.

Chissà se avrà pensato che lì dove sedeva lei si saranno sedute alcune tra le più grandi menti mai esistite e che tra gli studenti che aveva di fronte, anni or sono avrebbe potuto annoverare più di 50 tra premi Nobel e Pulitzer, personaggi illustri e che hanno rivoluzionato il Mondo in cui tutti noi viviamo, Fisici, Matematici, Medici, Scienziati e ben 8 Presidenti degli Stati Uniti d’America, tra cui il penultimo e a mio avviso più influente e migliore di ogni altro suo predecessore (e successore oserei dire) Barack Obama.

Chissà se questa volta sarà stata più attenta a farsi fotografare con un libro girato in modo che non si vedesse dove era stampato il codice a barre. Perchè dovete sapere che questa mia coetanea già due anni fa era stata invitata nell’ateneo americano, e nel marasma che si era creato e nello sgomento che questo episodio aveva (già allora) provocato, i fancazzisti repressi del web avevano puntigliato sul fatto che nella foto sponsor dell’evento, la ragazza seduta su una poltrona nella biblioteca universitaria leggesse un libro al contrario, ignorando completamente il modus di etichettatura bibliotecario “Harvardiano”.
Sfigati.
Non invento nulla, cercate su Wikipedia se non mi credete, sia per quanto riguarda l’etichettatura dei libri, che per gli ignoranti repressi significa leggere un libro al contrario, sia per quanto riguarda le italiane mozioni popolari di sfiducia nei confronti del verso il cui leggeva il libro.

Non contenti del granchio preso la prima volta, anche stavolta questi protettori del tricolore nel Mondo si sono voluti scatenare contro questa mia tanto potenziale quanto sognata e ri-sognata, vicina di banco.
E giustamente da buoni italiani frustrati dei successi altrui, ma ringalluzziti dai loro fallimenti, apatici di fronte a ministri indagati per frode o sfruttamento della prostituzione, ma agguerriti di fronte all’eliminazione di un concorrente da MasterChef, inconsapevoli del significato di Spread, ma pluri-laureati in fuorigioco passivo, si sono accesi come le luci a Malpensa di notte.

E, per rimanere in ambito di italianità ultra retrograda, AVANTI SAVOIA:

  • come fa una quasi 30enne che ha abbandonato gli studi senza conseguire la laurea in staminchiologia a tenere una lezione ad Harvard? Che scandalo immenso.
    Vi faccio tre nomi di personaggi “abbastanza famigerati” con un background tale e quale alla ragazza: Mark Zuckerberg, Bill Gates e Steve Jobs. Tra l’altro i primi due hanno abbandonato gli studi proprio mentre erano iscritti ad Harvard senza laurearsi, ma questo è un dettaglio.
    Hanno giusto inventato due o tre cosine da niente, eppure non erano laureati. Ma sono comunque considerati più determinanti del Big Bang per quanto riguarda il cambiamento planetario. Ma sono americani, non italiani quindi va bene così, quindi sia in Patria che nel Mondo vengono osannati e non considerati rotti nel culo per il successo ottenuto senza pezzo di carta.
  • come fa una quasi 30enne non laureata a gestire un’azienda da milioni di euro, dove però i dipendenti non lavorano in catena di montaggio o non producono farmaci? Perchè deve essere così ricca una ragazza che per prima, o quasi, ha aperto un blog che è diventato il migliore del Pianeta, seguita da 8,1 milioni di persone su Instagram, altrettante su Facebook per non parlare di altre piattaforme sociali più tutti gli altri canali del creato?

Un blog poteva aprirlo chiunque, non è giusto che se io non ho avuto l’idea allora lei debba esser ricca e famosa per averci provato ed esserci riuscita. Non è giusto che abbia un guardaroba che manco tutti i negozi che abbiamo visto in vita nostra posseggono, tante scarpe che manco la Nike è in grado di produrre in un anno, che viva in suite 5* extralusso magari ad invito, che abbia una linea di abbigliamento griffata a suo nome famosissima e in voga, che faccia vacanze da sogno una volta al mese, solo perchè tiene un blog ed è tra le 10 under 30 più influenti della Terra.

Non può essere una persona intelligente e che con le sue ambizioni e visioni sia arrivata dove voleva o addirittura più in là di quanto potesse immaginare nel 2009 all’inaugurazione del “the blonde salad“, alla fine è una ex modella che si faceva due foto vestita da figa grazie ai vestiti che poteva comprare con i soldi del papi, se il suo blog è diventato quello che è diventato lei non ci ha messo niente di suo se non la presenza fisica, ma è stato l’ex fidanzato a far tutto mentre lei girava per showroom a farsi regalare accessori o era in uno dei 10mila set in cui la fotografavano per le migliaia pubblicità di cui è testimonial.

Niente, è deciso.

Se è diventata una tra le 10 under 30 più influenti del Mondo il merito non è suo, ma di tutti gli italiani che non avendoci provato, le hanno lasciato la possibilità di poterlo fare per prima..

In America e nel resto del Mondo si complimentano con lei, le fanno tenere lezioni universitarie, la invitano ad eventi mondani, benefici e si augurano di riuscire in qualcosa come lei un domani.
In Italia deve sparire perché ce l’ha fatta.
Facile, in America son coglioni, in Italia siamo tutti fenomeni.
E si vede.

Gates, Jobs, Zuckerberg e Obama infatti sono nati o hanno sviluppato le loro menti e le loro idee in Italia.

Harvard o Cambridge che sia, sono in Italia.

Quasi quasi Chiara Ferragni non merita di essere nata in questo Paese di invidiosi e frustrati.

Meritava più di avermi come vicino di banco alle elementari, medie e Liceo.

Lo meritavo anche io.

Ho detto tutto.

 

P.S. 
tanto per esser CHIAR”i”, vorrei che il mio blog avesse un milionesimo della portata che ha il suo, anche a costo di essere insultato da chiunque a prescindere solo per esserci riuscito.

Buona serata a voi.
Buona serata agli invidiosi.

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Questione di tempo.

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Si passa molto più tempo pensando a cosa scrivere davanti ad una conversazione vuota di Whatsapp di qualche persona alla quale non manderemo mai niente, rispetto a quello usato per scrivere miliardi di messaggi a persone delle quali non ce ne fregherà mai nulla.

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